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«Mentre parlavo con Giacomo, il custode degli Aroli, e, a suo modo, di una parte importante della memoria monsanese, cercando di avere notizie sulle apparizioni della Vergine per la preparazione alla Giornata di Gregorio, l’ho visto lasciarsi andare al racconto di frammenti della sua vita contadina passata; l’ho visto vincere la timidezza iniziale e l’imbarazzo che si provano di fronte ad un microfono ed una telecamera, per esprimere, quasi fosse un’urgenza, quelle schegge di giorni che sentiva non esistere più.
Come un piccolo ruscello, a cui si uniscono via via altri rivoli, fino a divenire un torrente, Giacomo ha narrato della quotidianità delle campagne del dopoguerra; di quanto si lavorasse sodo, di quanto si soffrisse e si sudasse, sempre però compostamente, quasi accettando quello che ogni giorno regalava o toglieva; della nobiltà delle donne, a cui spettava la cura degli anziani, dei sacrifici fatti per stare vicino a chi si stava spegnendo; delle merende di pane secco e vino, delle sveglie all’alba, delle giornate assolate e dei camini invernali.
Ha parlato del legame speciale che c’è da generazioni tra la sua famiglia e la Chiesa degli Aroli, sottolineando in maniera più o meno implicita l’aspetto spirituale che si sta spegnendo, insieme a quella semplicità benedetta che ha permesso a lui e ad altri di arrivare sereni ai nostri giorni.
E’ arrivato ai giorni nostri, in cui ci sono le macchine, che dovrebbero evitare tanti sforzi, che dovrebbero semplificar la vita in quella campagna di olivi e grano rimasta pressoché uguale a se stessa. Eppure, eppure l’esistenza è meno tranquilla, nonostante tutto.
Perché, a detta di Giacomo, mancano i canti; ha insistito su questo, mancano i canti, a volte dispettosi, che rimbombavano tra una collina e l’altra, tra un campo e l’altro, perdendosi nella pianura. Il silenzio era rotto dall’allegria, l’inferno della vita era reso almeno Purgatorio da quei canti, che rendevano sopportabile il sudore, anzi, a volte, persino piacevole. Perché erano canti di lavoro, ma anche di gioia, di festa e, soprattutto, spesso, canti d’amore.
Forse risuonavano tristi, ad ascoltarli da fuori, chissà, ma in quelle colline, teatro di incontri persino con gli dei, erano la vita stessa.
Parlando con Gastone, altro grandissimo custode della nostra memoria, ho scoperto che anche altri lamentavano la scomparsa dei canti, a partire da Egina, che pressappoco ripeteva nel 1976 le stesse parole di Giacomo, scherzando sul fatto che «adesso se canti te lega te dice quessa è matta, invece quella ‘olta come sgappavi de casa, andavi giù ‘l campo, se andava via canticchiando, tutti se cantava, se cantava sempre…..»
Mauro Rocchegiani
La Giornata di Gaspare - il Purgatorio dei Canti, andrà in scena il 23 luglio alle ore 21.45 nell'incantevole ed unica cornice del giardino di Villa Pianetti a Monsano (AN). Ingresso libero. Il progetto, ideato da MonsanoCult, promosso da Cohabitat rientra nell'ambito della rassegna l'Acqua, la Memoria 2009. L’acqua, la memoria è realizzato dalla Provincia di Ancona nel progetto Cohabitat in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e con il sostegno di Regione Marche, PoGAS Marche, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro della Gioventù e Osservatorio dell’Acqua della Provincia di Ancona e la collaborazione dei Comuni di Camerata Picena, Castelbellino, Chiaravalle, Falconara, Genga, Jesi, Maiolati Spontini, Monsano, Montecarotto, Serra San Quirico e Staffolo; del CIS Consorzio Intercomunale Servizi, Comunità Montana dell’Esino-Frasassi e Consorzio Frasassi.
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