| Pillole di storia monsanese: Abbondanza, pauperismo e terremoti... (prima parte) |
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| Martedì 14 Luglio 2009 13:42 |
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Come venivano concesse queste proprietà pubbliche? Noi diremmo che venivano vendute all'asta, che allora portava il nome di transatto. In sintesi, un uomo voleva comprare un terreno e quindi faceva un offerta di un determinato ammontare di grano, che, se veniva giudicato congruo e non era superato da nessuna offerta, veniva accettato. Il grano che si ricavava da questo tipo di vendita veniva dato a un'istituzione chiamata “Abbondanza”, che si occupava di distribuirlo alla popolazione bisognosa. Il baluardo della sensibilità sociale!
Parliamo del fenomeno detto pauperismo: una situazione di diffusa povertà nella popolazione, aggravata magari da carestie e pestilenze. Negli ultimi decenni del 1500 la situazione era tanto gravo che il Governatore stesso ordinò che ogni Castello devolvesse una parte del suo grano all'Abbondanza. Un tentativo ammirevole, quello del Signor Governatore, che non diede però i suoi frutti. I signori dei Castelli, infatti, preferivano vendere i loro prodotti al mercato libero, guadagnandoci qualcosa, piuttosto che fare opere di carità. Si fu dunque costretti a richiedere un prestito (censo) a Ancona per comprare del grano altrove. (continua) Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli. |




Come abbiamo già avuto modo di raccontare in altra sede, durante tutto il Medioevo si erano formati dei ricchi proprietari terrieri, che andavano acquistando sempre più beni fondiari, fino a trasformarsi in veri e propri signori.
E invece non è tutto oro quel che luccica. 
