Gli incontri di Gregorio (2)
Purtoppo non abbiamo testimonianze contemporanee precise della presenza romana, ci possiamo solo rifare ad un antico documento altomedievale che richiama con significativa efficacia semantica ad antiche memorie imperiali: il Codex Traditionum Ecclesiae Ravenatis, il "più prezioso e basilare documento della storia altomedievale marchigiana". Si tratta di un registro catastale, emesso dalla camera arcivescovile ravvennate, in cui si trovano annotazioni di possessi e regesti di negozi giuridici relativi ai beni immobili della Chiesa Arcivescovile di Ravenna nella Pentapoli, e particolarmente nei territori di Rimini, Senigallia, Osimo, Jesi, Gubbio, Perugia, Fossombrone, Urbino e Montefeltro.
In sintesi, in un documento vengono nominati diversi toponimi che chiaramente richiamano a luoghi oggi ancora esistenti nella zona di Monsano. Esaminando questi toponimi, l'Annibaldi Senior, giustamente nota che si tratta di nomi manifestamente pre cristiani derivati da famiglie romane esistenti all'epoca della repubblica. Questi personaggi o famiglie, proprietari di questi fondi amplissimi, hanno dato loro il proprio nome, che nel tempo è immutato anche quando i vecchi proprietari se ne sono andati.
Due toponimi, in particolare sembrano richiamare la loro origine romana Lauritum, o Laureto, ad indicare un luogo in cui abbondavano gli allori, pianta sacra ad Apollo, ipotizzando quindi la presenza di un piccolo tempio o un culto sacro al dio dell’arte e della musica. L’altro nome è quello di una villa o rus, ovvero i fondi fuori della vicina Jesi in cui i ricchi signori facevano coltivare i loro terreni: Musianum, che chiaramente richiama di nuovo il culto delle Muse. Culto che con una teoria davvero suggestiva, poeticamente l’Annibaldi motivò, “per la bellezza del suolo, per la bellezza dell’aere, e per l’amenissimo orizzonte terminato dagli azzurri prospetti del lontano Appennino e del soggiacente Adriatico”. (nelle foto, antichi contadini).
Il cristianesimo arrivò nel IV secolo, nel momento culminante della persecuzione di Diocleziano, ed ebbe come vittima quel San Settimio, primo vescovo inviato da Papa Marcello per annunciare il vangelo a Jesi. Se la città ricevette per prima il messaggio evangelico, fu ben più dura la conquista cristiana nelle campagne e nei paesi o villaggi delle periferie, dove più radicato era l'attaccamento per gli antichi culti e tradizioni pagane.
Il Vangelo però non tardò ad attecchire nel territorio di Monsano: agli albori dell'anno mille, le prime testimonianze di presenze cristiane con quella che è forse la più antica costruzione cristiana nella Vallesina, la Chiesa degli Aroli e successivamente nel XIII secolo con la costruizione della Pieve di Monsano, è attestato che il cristianesimo era già radicato ed organizzato da molto tempo.
A spazzare via le più consistenti testimonianze romane e cristiane, furono i barbari, che dal V secolo, come un uragano, imperversarono sulle nostre terre, con l'effetto distruttivo di un'ondata sui castelli di sabbia.
(A cura di Mauro Rocchegiani, fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli)