La giornata di Gregorio - Gli incontri
Il primo appuntamento è nel luogo più antico del paese: Gli Aroli. Terra di passaggio, di riti ancestrali, la zona conserva nel nome il ricordo di quel bosco di allori sacro ad Apollo ed alle Muse: zona di incontri tra uomini e natura, al tempo dei romani divenne la campagna dei patrizi di Jesi. Gregorio, quindi, sarà il simbolo di tutti i contadini monsanesi nel tempo; il suo è il nome del patrono monsanese, ma anche quello di colui che, insieme ad altri due (un garzone ed un eremita), vide La Vergine Maria nel 1471. Sarà lui che rivivrà alcuni tra gli avvenimenti più importanti, più significativi e suggestivi di Monsano. Lui farà quegli incontri che resero Monsano unica ed insieme simbolo di una civiltà rurale di più di 2000 anni.
Si tratta della concretizzazione di un sogno durato più di due anni, un'idea nata dal dialogo di due amici che amano Monsano, Maurizio Possedoni e Mauro Rocchegiani. Dopo studi, ricerche e tanto lavoro, ha preso corpo questo progetto, destinato a ripetersi negli anni, ma soprattutto ad evolversi e ad unirsi, magari, ad altre manifestazioni importanti del piccolo ma attivo paese. Mauro, il nostro direttore artistico, ha creato un canovaccio, un testo da plasmare, fatto di musica, poesia, danza e, soprattutto, teatro. Una visione affidata all'esperienza ed alla sensibilità di un regista del calibro di Daniele Boria, vecchio amico di MonsanoCult. All'artista il compito di modellare lo spettacolo.
Le Muse, l'Apparizione e la campagna; ed un luogo in collina, ricco di storia, sensazioni e ricordi. Impressioni che Mauro, ha ricondotto alla lettura di un testo fondamentale di Cesare Pavese, I Dialoghi con Leucò. Come il libro, l’evento dedicato alle Muse ed a Monsano, vuole essere documento di una singolare comprensione dei grandi momenti, che costituiscono fonte di angoscia e meraviglia per gli uomini, qui rivisitati modernamente. Un sogno che si va ripensando indietro sino all’antichità, cercando i segreti di qualcosa che tutti ricordano, tutti ammirano un po’ stancamente e ci sbadigliano un sorriso.
Gli incontri con la storia del piccolo paese, nei suoi luoghi unici è rivissuta con ovvio, inevitabile, e necessario spirito contemporaneo, che non è travestimento moderno, ma lo sguardo di un moderno, consapevole di certi “miti” e “ricordi” che non si possono violare. Un doppio sguardo perfettamente rappresentato nella doppia visione dell’Angelus, ovvero il momento di preghiera cristiana dei contadini, da parte di Millet, classico, e di Dalì, contemporaneo. La nostra visione moderna guarda ai segni del passato in attesa del miracolo, così come guarda il mondo, non per quello che esso diviene, ma per quello che resta sotto: cercando di riscoprire il rapporto segreto e antico tra gli oggetti, i luoghi, i racconti o i fatti della nostra vita.
Nello spettacolo è rappresentato, idealmente, anche lo slancio, la giovinezza che è azione, il mito (antico delle muse e cristiano) quando nasce, dei tempi prima della storia, insieme alla rappresentazione nostalgica del ricordo, del mito come già chiuso, che scompare, l’elegia di un mondo che ritorna alla memoria col colore della prima età, ma da cui siamo esclusi: le voci narranti hanno qualcosa di segreto, voci di una sapienza che ormai non ci appartiene e più, che forse solo a furia di camminare negli stessi luoghi, per miracolo, ci riapparirà.
Le Muse, il racconto orale, l’apparizione che fuga l’antico, rappresentano i passaggi sì, della storia unica ed insieme universale di Monsano, ma anche i passaggi della nostra psiche, dal mito alla poesia, sino, purtroppo, alla sparizione di entrambi, rappresentata dallo sguardo moderno di Dalì, che ricrea, ma insieme cristallizza un ciclo vitale che si ripete da allora attorno a sé stesso.
E’ naturale vedere nell’evocazione dell’era antica, prima del tempo, e dell’Apparizione cristiana, unita dal racconto orale del mondo contadino, un momento ineliminabile della spiritualità umana, della sua fanciullezza: un’esperienza emozionale sempre primitiva in contatto più profondo con la realtà, con la terra, dove tutto diviene possibile e da raccontare nella più completa ingenuità.
Prende corpo prepotente la figura femminile, la madre, che si incarna eterea nelle Muse (custodi del tempo e dell’eternità o nell’Apparizione Cristiana, nella storia di un rapporto diretto e senza filtri dell’uomo con la terra/madre.
Sembra che vi abbiamo detto tutto circa lo spettacolo? No, vi assicuriamo che sarà pieno di sorprese e tutto da scoprire. Appuntamento la sera del 7 giugno, continuate a seguirci.
(A cura di Mauro Rocchegiani, fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli; Cesare Pavese, "I dialoghi con Leucò", sezione critica interna, ed. Einaudi)